Shoah

Questo brano è dedicato a Sami Modiano, matricola "B7456". Grazie per essere sopravvissuto. Grazie per aver testimoniato per tutti loro. Noi, non dimentichiamo. 27 Gennaio 1945 Aushwitz 

Sergio De Simone e gli altri 19 bambini, provenienti da Francia, Paesi Bassi, Jugoslavia, e Polonia, giunsero al campo di concentramento di Neuengamme il 29 novembre 1944[5], proprio il giorno del compimento del suo settimo anno, accompagnati dalla dott.ssa Paulina Trocki e da tre infermiere.[6] A Neuengamme i bambini furono affidati a quattro deportati, incaricati di prendersi cura del gruppo: i medici francesi, René Quenouille e Gabriel Florence, e due infermieri olandesi, Anton Hölzel e Dirk Deutekom.[7] Per qualche settimana i bambini vissero un periodo di relativa tranquillità; per la riuscita dell'esperimento si richiedeva che essi fossero in buone condizioni di salute. Il 9 gennaio 1945, il dottor Kurt Heissmeyer decise che era giunto il momento di iniziare i suoi esperimenti: ai bambini furono inoculati a più riprese i bacilli tubercolari, causando la rapida diffusione della malattia. Ai primi di marzo i bambini, ammalati e febbricitanti, vennero operati per asportare loro i linfonodi, localizzati nella zona ascellare, che secondo le teorie del medico avrebbero dovuto produrre gli anticorpi contro la tubercolosi. Di quel momento si è conservata una serie di venti fotografie, le quali mostrano, uno ad uno, ciascun bambino (incluso Sergio) rasato a zero, a torso nudo, con il braccio destro tenuto alzato a mostrare l'incisione dell'ascella.[8] Ancora una volta gli esiti dell'esperimento furono negativi: le ghiandole linfatiche asportate vennero inviate al dottor Hans Klein, patologo della clinica di Hohenlychen, che il 12 marzo 1945 certificò a Heissmeyer che nessun anticorpo si era generato. La scuola Bullenhuser Damm, luogo dell'eccidio A quel punto Kurt Heissmeyer aveva già lasciato il campo di concentramento di Neuengamme, gli Alleati erano ormai alle porte, e il comandante del campo Max Pauly si pose quindi il problema di cosa fare dei bambini. Il 20 aprile giunse direttamente da Berlino l'ordine di far sparire ogni traccia di quanto avvenuto. Nella notte tra il 20 e il 21 aprile 1945, qualche giorno prima della fine della guerra, Sergio e gli altri bambini furono trasferiti nella scuola amburghese di Bullenhuser Damm, che dall'ottobre 1944 fungeva da sezione distaccata del campo di concentramento di Neuengamme. I primi a essere uccisi furono i loro custodi, che in ogni modo fino all'ultimo avevano cercato di proteggerli e tenerli in vita con ogni cura: i medici francesi deportati, René Quenouille e Gabriel Florence, e i due infermieri olandesi, i deportati Anton Holzel e Dirk Deutekom, assieme a 6 prigionieri di guerra russi. A Sergio e agli altri bambini fu iniettata una dose di morfina e furono quindi impiccati alle pareti della stanza. L'eccidio si concluse all'alba con l'uccisione di altri otto prigionieri russi. I cadaveri furono riportati nel campo di concentramento di Neuengamme e lì cremati. 

Czesɫawa Kwoka è il nome di una bambina, che aveva quattordici anni quando fu internata nel campo di concentramento di Auschwitz. E' una delle oltre un milione e centomila persone che trovarono la morte nell'inferno in terra creato dal partito nazionalsocialista tedesco per risolvere la "questione ebraica". La sua breve storia sarebbe finita nel dimenticatoio se Wilhelm Brasse (prigioniero numero 3444) non l'avesse fotografata per gli archivi del campo. Czesɫawa era una ragazza cattolica, che giunse al campo da Wolka Zlojecka, in Polonia, insieme alla madre, nel Dicembre del 1942. Visto che viveva a Zamosc, la posizione di una futura colonia tedesca, venne ritenuta una prigioniera politica. Il taglio che le si osserva sul labbro testimonia la ferita inferta da una "Kapò" tedesca, di sesso femminile, che la picchiò perché Czesɫawa non capiva la lingua e non le rispondeva (la lingua polacca, in Polonia, fu bandita dai nazisti e ritenuta illegale dall'occupazione del 1939). Czesɫawa rimase ad Auschwitz per tre mesi prima di essere uccisa, sopravvivendo un mese in più della madre, Katarzyna Kwoka (prigioniero numero 26946). Entrambi i nomi delle donne sono in una lista di prigionieri ritenute parte della "resistenza" del campo. Il fotografo e compagno di prigionia Wilhelm Brasse ricordò il ritratto di Czeslawa in un documentario del 2005 a lui dedicato: "Era così giovane e terrorizzata. La ragazza non capiva perché si trovasse lì, e non riusciva a capire quello che le era stato detto. Quindi una donna Kapo' (chiamata anche Blokowa) prese un bastone e la picchiò sul volto. Questa donna stava sfogando tutta la propria rabbia sulla ragazza. Una bella ragazza, così innocente. La giovane pianse, ma non poteva far niente. Prima che le scattassi la fotografia, la piccola si asciugò le lacrime e il sangue dal taglio sul labbro. A dire la verità, mi sono sentito come se fossi stato colpito io stesso, ma non ho potuto interferire. Sarebbe stata un'interferenza fatale. Non potevi dir nulla". Czesɫawa Kwoka nacque a Wólka Złojecka il 5 Agosto del 1928, e morì assassinata dai nazisti il 12 Marzo del 1943, nel campo di concentramento di Auschwitz.